Quando scrivo di qualcosa che non mi piace so essere particolarmente acida.
Questa è una di quelle occasioni.
Parliamo delle campagne stampa di John Ashfield che mi sorbisco costantemente in quanto lettrice di XL.
Compro il voluminoso giornale e mi ritrovo a fissare quelle che possono
esser catalogate tra le più sgraziate pubblicità mai viste.
John Ashfield
è una marca d’abbigliamento che s’appoggia su una ben costruita brand
image: produce un vestiario (e relativi accessori) che si rivolgono a
un pubblico giovane, tra i 23 e i 35 anni (secondo la mia percezione)
rievocando l’atmosfera dello sport, in particolare del cricket e del
golf.
Quindi viene in mente Londra, i tornei tra prati verdi perfettamente tagliati e una certa noblesse d’animo.
Niente male per un’azienda della provincia di Forlì e Cesena, insomma.
Quando ho scoperto questo piccolo particolare mi son meravigliata.
Non apprezzo molto lo stile che questa marca propone, un casual sui toni del blu, del beige e del verde, ma ammetto d’esser affascinata da certe iconografie (come l’uso di stemmi) e dalle camicie dai sobri ma inconsueti dettagli, cose che John Ashfield mostra in ogni collezione.
Comunque, torniamo alle campagne stampa.
Questo mese sulla quarta di copertina di XL si può ‘ammirare’ la pubblicità in questione della collezione primavera/estate 2009.
Rappresenta due modelli (sempre gli stessi da qualche stagione) su un campo da golf.

Rabbrividisco.
1) Le fotografie dei modelli non sono a fuoco. Oltretutto le loro
figure sono scontornate male. E la sovrapposizione del ragazzo sulla
ragazza è pessima: si vede che non son stati fotografati insieme: lei
pare sproporzionata rispetto a lui;
2) Che razza di fotografia hanno scelto come sfondo? Siamo in Svizzera?
Cosa sono quelle casette che si vedono a sinistra? Le luci inoltre non
combaciano: mentre i modelli son illuminati da riflettori frontali,
nella fotografia di sfondo il sole cade da destra. Insomma, gli
elementi si fondono alla grandissima! Eh!
3) Che espressione ha il modello? Terrorizzata? E’ colto di sorpresa?
Sempre meglio della modella che pare pensare ‘Che ci sto a fare qui?’.
4) Marchio e logo. Penso siano stati realizzati con Paint, più o meno.
Kitch a dir poco. Il font usato, oltretutto, è stra-usato e non centra
assolutamente niente.
Signor John Ashfield, please!
Change!







concordo!
usano diversi loghi, credo che l’originale sia il giocatore di cricket che si vede sul sito.
Sì infatti, ma allora cosa centra il golf?
c’è un po’ di confusione…
Son finito qui per caso. Conosco l’azienda, ci ho lavorato (la più tremenda esperienza lavorativa della mia vita). Si spacciano per “british” in realtà il prodotto è elaborato in una sorta di garage nella provincia di Forlì, e relativi piani superiori di una ex palazzina d’abitazione.La produzione vera e propria, poi, è fatta perlopiù in Bangladesh e relativi Stati dove la manodopera costa un fico secco… Campano sostanzialmente di outlets dove l’ignaro cliente crede di acquistare un prodotto britannico od anglosassone, a prezzi anche contenuti e illudendosi di risparmiare (non sapendo che, la camicia pagata 25 euri, ne è costata a malapena 5 o 6 fra tessuto e confezione).
E’ anche vero che questo modo di fare oramai ha preso piede un po’ per tutti i marchi, però loro, per quel brutto periodo che mi hanno fatto passare, meritano di essere descritti per quello che sono… tutto qui..
(ah, le campagne fotografiche sono “bricolage”, se le fanno da soli in un stanzetta della “ditta”.. Non mi aspetterei nulla di più di quel che han proposto… almeno è esemplificativo di quello che sono loro, della loro essenza vera.. )
Te per me hai le idee confuse…anch’io sto lavorando per loro e ciò che hai descritto é lontano anni luce dalla realtà. Se ora non lavori più in quell’azienda si vede che non eri all’altezza e ti hanno cacciato..
Cmq oggi come oggi é sempre meglio non sputare sul lavoro e tanto meno
su uno stipendio.. Se poi alla fine il prodotto che compro e indosso mi
piace e mi sta bene sai che mi importa dov’é stato fatto o da dove
viene..e sono anche convinto che se non ci fosse la JohnAshfield
parecchia gente rimarrebbe a casa senza uno stipendio.. Viva chi ci dà
da mangiare ogni giorno.
Sono molto stupito del messaggio di Exel.. io sono un cliente John Ashfield da tanto tempo e sinceramente i prodotti sono di alta qualità e hanno l’etichetta con il Made in Italy. E soprattutto mi affascina l’immagine di questo grande Brand internazionale.
ioamente conosco molto bene john ashfiel è sinceremante sono rimasto sconcertato dal contenuto del messaggio di excel io penso che questa persona sia squilibrata e ipertesa io compro da piu di 20 anni i prodotti john ashfied à li trovo di ottima qualità, e sopratutto sono capi stupendi e sopratutto trovo anche le publicita bellissime.
Mi presento..sono il proprietario da 15 anni di uno dei punti vendita JOHN ASHFIELD in più,sono il responsabile di tutti i 40 negozi d’italia quindi, pure del personale addetto sia alla vendita sia al magazzino.I requisiti richiesti per un nostro dipendente sono la serietà,l’educazione e la tanta voglia di lavorare, credo quindi che il codardo che ha commentato con parole infami l’azienda, non sia in possesso delle suddette qualità, e per questo scarica la propria rabbia con chi glielo ha comunicato.Sono inoltre a comunicare al personaggio in questione che, il legale dell’azienda per un periodo di anni archivia tutti i dati personali di dipendenti passati ed attuali, non sarà quindi difficile risalire prossimamente al colpevole delle maldicenze.Concludo dicendo inoltre che, chi veramente sà quello che dice e è sicuro delle proprie sentezze, non ha nessuna remora nel firmare i suoi commenti con il proprio nome, fiduciosi aspetteremo che questo accada.
Concordo con il fatto che chi scrive commenti così “pesanti” si debba prendere la responsabilità di quanto afferma. Mi sembra un po’ fuori luogo questo modo intimidatorio del signor Emo.
Una cosa è sicura: la campagna pubblicitaria analizzata nel post di questo blog mi sembra frutto di principianti e mi sorprende che la dirigenza dell’azienda abbia dato il benestare nell’utilizzarla.
Credo che un’azienda interessata alla sua reputazione dovrebbe ricercare il “colpevole” di questa campagna pubblicitaria estremamente scadente, invece di perdere tempo con i vecchi dipendenti scontenti.
Saluti a tutti
Federico
Caro Emo, o Nicola, o Gigi (leggasi A. C., titolare del marchio e della produzione JA),
io, al contrario di Lei non mi nascondo dietro falsi nomi, anche se ha ben capito chi sono.
L’altro giorno nel messaggio che mi ha mandato non avevo ben capito di cosa parlasse riferendosi alla “stanzetta”, ma poi ho collegato.
Le scrivo qui per farle capire che non sono stato io a descrivere in maniera così “infame” l’azienda, anche se non mi sento di smentire nulla.
Ho saputo che lei mi attribuisce la paternità del commento di excel, ma a me sembra piuttosto che si tratti di un’ex commessa di un’outlet.
Comunque, io firmo il mio commento, Lei li ha firmati i suoi?
Massimo B.
Salve a tutti,
Sono cliente della marca da molto tempo e trovo che i prodotti siano di ottima qualità senza significative eccezioni.
Qualcuno può però quale sia la politica produttiva dell’azienda? Molti prodotti riportano l’etichetta “Made in Italy”, so altri invece non vi sono riferimenti di sorta.
mi interesserebbe sapere per quali prodotti e per quali lavorazioni viene impiegata manodopera italiana.
Grazie.
Alberto.
Aggiungo che nella sezione “chi siamo” del sito si legge “Le nostre stoffe sono ancora prodotte artigianalmente in Irlanda e Scozia da chi non ha mai abbandonato l’ uso dei vecchi telai.”
Grazie.
Alberto.